Sunday, April 29, 2007
Ore 2:50
Ore 2:50. Partenza per la Florida. Un viaggio in piu’ non guasta mai, specialmente se lo si puo’ usare per pensare a quello che succedera’ nel prossimo futuro alla mia carriera e, perche’ no, alla mia vita. Florida. Per essere a sud degli Stati Uniti non e’ mica uno stato cosi’ malvagio. Ci vanno persone in pensione, che passano gli ultimi anni della loro vita fra sole, mare, spiagge e alligatori. E la famiglia Bush. Non so perche’ ma non posso fare a meno di pensare a un branco di delfini che vanno a morire sulla spiaggia una volta che hanno esaurito il loro compito di procreare. Chissa’ se il branco di pensionati lo sa.
Saturday, April 14, 2007
Un karma al volo
Parlando con un mio amico si e' arrivati a questa conclusione: volare fa male.
Dopo un volo verso gli Stati Uniti una mia relazione importante si e' conclusa, durante un altro volo se ne e' conclusa una seconda. Per lui il volo di ritorno a New York ha finito la sua relazione.
Sebbene siano finite per motivi diversi, quello che hanno in comune sembra sia una sola cosa: il volo.
Dopo averne discusso a lungo, la conclusione sembra semplice: il karma della relazione evapora o traspira a quelle altitudini, forse per un problema di pressione diversa da terra. Piu' stai nell'aereo (come le lunghe ore dei voli trans-oceanici) piu' karma traspira. Non si disperde mica, rimane nella cabina ovviamente, ma quando si atterra e' difficile respirare lo stesso karma che e' uscito. Magari ne respiri altri di altri passeggeri, anche loro nella stessa situazione, e rimani con un miscuglio di karma diversi.
I problemi a questo punto sono due: il primo, evidente, e' che il karma della tua relazione e' andato. Non che ci sia niente di male, per carita', semplicemente e' uscito. 'Vado a comprare le sigarette, cinque minuti e ritorno' e poi scompare. Provi a respirarlo dentro di nuovo, ma mica e' facile riprenderlo. Il secondo problema e' che nel frattempo ti sei respirato i karma di altre mille persone. Immagina che casino che c'e' dentro di te a quel punto: mille destini diversi che cercano di aggiustarsi dentro di te e realizzarsi, provocando disagi mica da poco al tuo corpo e alla tua mente. E cosi' e' spiegato anche il problema del jet lag, una guerra interna di karma.
Volare costa: piu' dal punto di vista spirituale che fisico.
Dopo un volo verso gli Stati Uniti una mia relazione importante si e' conclusa, durante un altro volo se ne e' conclusa una seconda. Per lui il volo di ritorno a New York ha finito la sua relazione.
Sebbene siano finite per motivi diversi, quello che hanno in comune sembra sia una sola cosa: il volo.
Dopo averne discusso a lungo, la conclusione sembra semplice: il karma della relazione evapora o traspira a quelle altitudini, forse per un problema di pressione diversa da terra. Piu' stai nell'aereo (come le lunghe ore dei voli trans-oceanici) piu' karma traspira. Non si disperde mica, rimane nella cabina ovviamente, ma quando si atterra e' difficile respirare lo stesso karma che e' uscito. Magari ne respiri altri di altri passeggeri, anche loro nella stessa situazione, e rimani con un miscuglio di karma diversi.
I problemi a questo punto sono due: il primo, evidente, e' che il karma della tua relazione e' andato. Non che ci sia niente di male, per carita', semplicemente e' uscito. 'Vado a comprare le sigarette, cinque minuti e ritorno' e poi scompare. Provi a respirarlo dentro di nuovo, ma mica e' facile riprenderlo. Il secondo problema e' che nel frattempo ti sei respirato i karma di altre mille persone. Immagina che casino che c'e' dentro di te a quel punto: mille destini diversi che cercano di aggiustarsi dentro di te e realizzarsi, provocando disagi mica da poco al tuo corpo e alla tua mente. E cosi' e' spiegato anche il problema del jet lag, una guerra interna di karma.
Volare costa: piu' dal punto di vista spirituale che fisico.
Thursday, March 22, 2007
Subway
Subway: andare sotto terra, una strada sotterranea mica male. La prendi di nascosto, scendi nei tunnel che serpeggiano sotto le strade della citta' e ti ritrovi, quasi per magia, dalla parte opposta della citta'. La gente ti vede uscire dalla stazione quasi meravigliata. Strano, vero? MERAVIGLIATA per una cosa ormai normalissima, eppure ci sono ancora persone che ti guardano uscire dalla stazione con uno sguardo come per dire "ma come e' possibile?" mentre hai semplicemente preso un treno. Fossi l'unico: migliaia di altre persone come te hanno fatto la stessa cosa e la ripetono da giorni, mesi, anni perfino.
Ogni giorno, ogni santo giorno scendono nella stazione, prendono il treno e risbucano dalla parte opposta della citta'. Ogni santo giorno; ma dico io, la gente ancora si meraviglia quando ti vedono uscire dalla stazione come se vedessero un eroe sputato fuori dalle porte di un castello maledetto. Eppure sei solo sceso qualche gradino e preso un treno, un semplice treno come quelli che si prendono anche all'esterno, mica diverso. Un treno come tanti, insomma, condiviso da migliaia di esseri umani, come te. Migliaia di esseri umani che non curanti degli altri esseri umani intorno a loro ti spingono e ti spintonano fino a farti perdere l'equilibrio perche' "non vede che non c'e' spazio" e tu ti sposti un po' piu' in la "ma insomma guarda dove si muove" e ti risposti dall'altra parte "ma non potrebbe mettere la borsa dall'altra parte" e tu la sposti "e questi giovani" "e che non ti fanno neanche sedere" "e poi si mettono sempre davanti Alle Porte Quando DEvi SCEndere" "E non SE ne PUO' piu' DI questi GIOVANI D'OGGI" "MA DOVE ANDREMO A FINIRE?"...
La prossima volta che esci dalla stazione della metropolitana, non ti sorprendere se qualcuno ti guarda meravigliato come di fronte ad un eroe sopravvissuto ad un castello maledetto.
Ogni giorno, ogni santo giorno scendono nella stazione, prendono il treno e risbucano dalla parte opposta della citta'. Ogni santo giorno; ma dico io, la gente ancora si meraviglia quando ti vedono uscire dalla stazione come se vedessero un eroe sputato fuori dalle porte di un castello maledetto. Eppure sei solo sceso qualche gradino e preso un treno, un semplice treno come quelli che si prendono anche all'esterno, mica diverso. Un treno come tanti, insomma, condiviso da migliaia di esseri umani, come te. Migliaia di esseri umani che non curanti degli altri esseri umani intorno a loro ti spingono e ti spintonano fino a farti perdere l'equilibrio perche' "non vede che non c'e' spazio" e tu ti sposti un po' piu' in la "ma insomma guarda dove si muove" e ti risposti dall'altra parte "ma non potrebbe mettere la borsa dall'altra parte" e tu la sposti "e questi giovani" "e che non ti fanno neanche sedere" "e poi si mettono sempre davanti Alle Porte Quando DEvi SCEndere" "E non SE ne PUO' piu' DI questi GIOVANI D'OGGI" "MA DOVE ANDREMO A FINIRE?"...
La prossima volta che esci dalla stazione della metropolitana, non ti sorprendere se qualcuno ti guarda meravigliato come di fronte ad un eroe sopravvissuto ad un castello maledetto.
Monday, March 19, 2007
I'm hoooome
Ho deciso di iniziare un blog per nessun motivo in particolare. Magari il motivo mi viene in mente piu' tardi, ve lo faccio sapere. Come primo post avevo in mente decine e decine di cose da scrivere. Prima di iniziare a scrivere, ovviamente.
Allora, mettiamo le cose in chiaro. Cosa dovrei mettere per iscritto? Mmmmh... facciamo cosi'. Come tutti gli scritti che si rispettino mettiamo una prefazione e una dedica. Prima la dedica: dedico questo blog a me stesso.
E chi se ne frega. Questa era la prefazione. Lo so, un po' scarna, ma come dice la prefazione: E chi se ne frega.
Bene, dopo il primo post posso iniziare a scrivere cose piu' (in)sensate. Ah, tra l'altro, mi scuserete se ogni tanto qualche inglesismo mi scappa.
Allora, mettiamo le cose in chiaro. Cosa dovrei mettere per iscritto? Mmmmh... facciamo cosi'. Come tutti gli scritti che si rispettino mettiamo una prefazione e una dedica. Prima la dedica: dedico questo blog a me stesso.
E chi se ne frega. Questa era la prefazione. Lo so, un po' scarna, ma come dice la prefazione: E chi se ne frega.
Bene, dopo il primo post posso iniziare a scrivere cose piu' (in)sensate. Ah, tra l'altro, mi scuserete se ogni tanto qualche inglesismo mi scappa.
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